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Immagine per il produttore Alberto Criscione

Alberto Criscione

Alberto Criscione è un artista sciamano (o tale crede di essere), che predilige la scultura come mezzo espressivo. Nato a Ragusa nel 1981. Non ha fatto studi artistici teorici particolari, se non in maniera autonoma. Cresciuto nella bottega del padre Giuseppe, da cui apprende i rudimenti del modellato anatomico. Inizia ufficialmente il suo apprendistato a 15 anni, spronato dal coinvolgimento al Premio Begarelli di Modena in cui vince il premio giovanile “stellina d’oro”. Per oltre 10 anni si dedica all’Arte Sacra, realizzando molti presepi per collezionisti di tutta Italia e Vie Crucis per numerose chiese in provincia di Ragusa. Il suo bisogno di sperimentare, unito alla fascinazione per l’arte contemporanea, lo spingono a cercare nuovi maestri fuori dalla Sicilia. Prima in Danimarca e poi in Toscana, apprendendo nuove tecniche da artisti come Alberto Cavallini, Terry Davies e Ko Miyazaki. Inizia lì un nuovo percorso, fatto di immagini oniriche, satiriche, dissacranti. Da vita ai Golem People (pubblicati su Arte Mondadori a settembre del 2009), personaggi grotteschi dai tratti subumani. Trasferitosi a Palermo nel 2012, collabora con quella che poi sarebbe divenuta sua moglie, la CuciArtista Angela Di Blasi, con cui realizza monumentali scenografie in stoffa e materiali di riuso. Conosce lo scultore Salvatore Rizzuti, da cui apprende alcune tecniche di scultura del legno e la tecnica di stampaggio della resina. In seguito, avendo fatto tesoro di tutte le contaminazioni e gli insegnamenti avuti nell’arco di 20 anni, decide di creare nuovi progetti, partecipando a collettive e personali a Palermo. Agorà e Myth Reloaded sono le mostre più conosciute nell’ambito palermitano, in cui ha esplorato una nuova visione della mitologia greca, calata nella contemporaneità. Nel 2016, notato dalla Costantini Art Gallery, espone le sue opere presso la galleria XXS aperto al contemporaneo e presso la loro sede di Milano, per la collettiva ‘U Marimotu Nei due anni successivi, viene invitato a residenze artistiche, in Calabria, prima a Belvedere Marittimo, per un simposio artistico e poi al MABOS (museo d’arte nel bosco della Sila), in cui realizza una scultura a grandezza naturale, che raffigura Achille disteso, dopo la sua ultima battaglia, dal titolo Goodbye Glory Dreams. Nel 2019, festeggia i suoi primi 20 anni nel mondo della scultura, con una personale alla Chiesa di San Bartolomeo a Ragusa Ibla. Un ritorno alle origini che apre un nuovo capitolo, con una serie di opere dedicate alla metafisica del corpo umano. Il titolo della mostra è Ieropatie: in essa convergono figure sospese in ascesi mistica (Anonymus Canonicus), mezzi busti con pennelli conficcati in testa (Playground Martyrs) e guerrieri mitologici accompagnati da elementi misteriosi (Delitti Archeologici). In quello stesso anno entra a far parte della Galleria Raffaello, storico centro d’arte a Palermo. Nel 2020, pubblica la sua autobiografia/catalogo: Alberto Criscione • 20 anni di scultura, edito dalla Aurea Phoenix. Nello stesso anno partecipa all’espansione della Porta della Bellezza a Librino, coinvolto dalla Fondazione Fiumara d’Arte di Antonio Presti. In cui realizza un’opera monumentale ed esercita il ruolo di tutor in favore degli altri artisti coinvolti. Tra i quali ci sono nomi noti della scena emergente dell’arte contemporanea siciliana: Ezio Cicciarella, Tamara Marino, Giovanni Robustelli, Analogique e altri. Il progetto è tuttora in fieri.

Guardando lavorare il padre Giuseppe, plasmando argilla per imitazione. Oltre a lasciarsi travolgere anche da libri e immagini che trovava per casa. Dalla pubertà all’adolescenza (e poco oltre) è stato letteralmente ossessionato dalla Divina Commedia, dalla mitologia greca, ma anche dalle opere di Hieronymus Bosch, Peter Bruegel (o dall’arte fiamminga in genere), Salvador Dalì, Giorgio De Chirico, solo per menzionare quelli più importanti.

L’ispirazione di Alberto, nasce da un microcosmo interiore, influenzato ovviamente dal macrocosmo esteriore. La combinazione di questi mondi da vita a sentimenti a volte contrastanti, in cui l’artista cerca di trovare l’armonia. Nel tentativo di scardinare l’illusione della dualità tra astratto e figurativo. Nel suo percorso si intravede ancora il bisogno di trascendenza, nato negli anni dell’apprendistato, ma con nuove connotazioni, nuovi linguaggi, spesso conditi di humor-noir. La ricerca di una spiritualità d nell’arte gli è propria, tanto da essere divenuta una via ben consolidata, una fonte da cui trarre nuove visioni.

La ricerca estetica dell’artista, lavora incessantemente sulla qualità dell’opera, cercando comunque di lasciare spazio alla materialità, agli effetti che la natura può apportare nella fase della lavorazione. Questo impulso all’interazione con la materia è diventato un tratto distintivo nell’opera di Criscione, tanto da emergere quasi più della lavorazione sull’anatomia. I suoi personaggi difatti, hanno ancora dei tratti che riportano ai canoni ellenistici, eppure la loro deframmentazione fa pensare ad una mutazione in atto, come in un bisogno di abbandonare la corporalità per approdare a ciò che è intangibile, a ciò che si può solo percepire. Potrebbe essere un invito a guardare oltre l’immagine? Da sempre affascinato dall’argilla, l’artista ha ricercato innumerevoli modi di utilizzare questo materiale, sperimentando tecniche come la terra sigillata, il raku, il pit-firing (tecnica di cottura neolitica). Ma la sua peculiarità sta nel voler modificare le tecniche di lavorazione apprese, per adattarle alle proprie esigenze estetiche, spesso trovandosi in difficoltà nel tentare di dare un nome alla nuova tecnica da lui ricreata. La cottura dell’argilla, per lui è un processo alchemico, in cui il fuoco svolge un ruolo determinante nella trasformazione della materia: spesso l’elemento casuale è ciò che da vita all’opera. La fascinazione per le forme della natura, lo spinge ad inserire legni spiaggiati ed altri materiali di recupero nelle sue sculture.

I luoghi del cuore non appartengono tanto allo spazio, ma al tempo, al modo in cui si sono vissuti, alle sensazioni provate. Per lui, pensare ad una città per via generica non suscita alcun sentimento. Ma è fondamentale il momento vissuto. Ad esempio al “Lapin Agile” (locale prediletto dagli artisti bohémien del XX secolo, ancora oggi luogo della chansonfrancese a Parigi), di notte, insieme alla moglie Angela, immersi in un atmosfera sognante. Oppure il Teatro di Andromeda a Santo Stefano Quisquina, al tramonto in primavera o in autunno, guardando la vallata sottostante. Ma anche passeggiare a mezzanotte per le stradine del centro di Ragusa, passando per il Ponte Vecchio, quando intorno c’è solo la quiete e l’odore dell’umidità degli alberi. Così come tanti altri luoghi naturali, perlopiù boschi, che spingono ad un raccoglimento, ad un dialogo interiore più calmo e pacifico.

Alberto Criscione è un artista sciamano (o tale crede di essere), che predilige la scultura come mezzo espressivo. Nato a Ragusa nel 1981. Non ha fatto studi artistici teorici particolari, se non in maniera autonoma. Cresciuto nella bottega del padre Giuseppe, da cui apprende i rudimenti del modellato anatomico. Inizia ufficialmente il suo apprendistato a 15 anni, spronato dal coinvolgimento al Premio Begarelli di Modena in cui vince il premio giovanile “stellina d’oro”. Per oltre 10...

Alberto Criscione

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€ 300,00

Alberto Criscione

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