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La sua è un’arte esuberante, che spiazza l’osservatore con improbabili confronti tra epoche e linguaggi diversi, scenari distopici, contaminazioni tra sacro e profano e citazionismo colto.
Angelo Accardi, con la sua vis provocatoria e il suo surrealismo pop, sovverte le “regole” dell’arte classica e la rivisita con la dissacrazione, l’ironia e l’immaginazione. Tra i massimi esponenti dello scenario artistico contemporaneo, di recente è entrato nel novero dei grandi talenti del “Centro d’arte Raffaello”, con tre opere che ne riflettono lo stile, il background culturale e la capacità di indagare i costumi contemporanei e l’ipocrisia sociale.
“Misplaced 2014”, “Misplaced 2017” e “Misplaced 2028”, rappresentano una riproduzione del suo inconscio, in cui l’ambiguità di un elemento esterno si configura quale potenziale pericolo, se non addirittura come una “minaccia” destabilizzante.
“Misplaced”, non a caso, è un termine che, tradotto dall’inglese, può avere una doppia valenza in termini di significato: fuori posto, ma anche smarrito.
Ed è il verbo che campeggia nel titolo di una delle opere progressive rock che maggiormente hanno segnato l’immaginario musicale degli anni Ottanta e dei decenni futuri, tra visioni e suggestioni oniriche: “Misplaced Childhood” dei Marillion, il viaggio sonoro di un’infanzia “fuori posto”, introspettiva e fiabesca. Nelle tre serigrafie realizzate con tecniche miste, gli struzzi rappresentano l’elemento straniante: vere e proprie icone protagoniste della produzione artistica di Angelo Accardi, vagano tra i grattacieli della Grande Mela e irrompono tra i graffiti di Keith Haring e i capolavori senza tempo di Gustav Klimt, Diego Velázquez e Caravaggio.
In altre opere della stessa serie, oltre agli struzzi compaiono i rinoceronti, o personaggi pop quali i Simpson e i Minions, in contesti urbani e museali o nella quotidianità: il loro impatto è disturbante, quasi predittivo di un’alterazione incombente e di incomprensibili discrasie. Capace come nessun altro di stanare le paure umane, l’arte di Angelo Accardi costringe chi osserva ad affrontare demoni interiori, scorie paurose dell’infanzia, retaggi arcaici sospesi di angoscia e smarrimento.
Il suo indice di gradimento non conosce mezze misure: o lo si ama incondizionatamente, entrando nella sua poetica e abbracciando il suo mood psichico lasciandosi stordire, o lo si evita, nell’incapacità di fare i conti con il proprio sommerso.
IL RAPPORTO DELL’ARTISTA CON I GRANDI MAESTRI
Tra interni e paesaggi urbani “credibili” e realistici, l’artista innesta la presenza delle opere di pittori del passato.
Non si tratta di un semplice omaggio ai grandi autori che hanno fatto la storia ma anche e soprattutto di un racconto dell’evoluzione dell’arte fino ai giorni nostri.
Una sorta di rassegna che mette in risalto le peculiarità di ciascun artista e degli stili più disparati, sottolineando come, in modo del tutto autonomo, ogni dipinto possa interagire con una realtà circostante da cui sembra risultare avulso.
Andy Warhol, René Magritte, Gustav Klimt, Piero della Francesca, Amedeo Modigliani e Jean-Michel Basquiat e soprattutto, Salvador Dalì, sono soltanto alcuni dei nomi che Angelo Accardi cita, in una sintesi tra antichità e modernità, priva di riferimenti spazio-temporali.
UN ARTISTA DI FAMA MONDIALE
Nato nel 1964 a Sapri, in provincia di Salerno, Angelo Accardi è considerato dalla critica specializzata tra gli artisti più influenti e autorevoli del mondo, non solo per il talento ma anche per le quotazioni, tra le più significative in termini di potenziale di crescita nel medio periodo.
Di recente, ha vissuto una lunga parentesi statunitense: prima, in uno dei luoghi pulsanti della cultura contemporanea a New York, l’Eden House of Art di Soho, dove, fino allo scorso 17 dicembre, si è tenuto “Accardi meets Dalì”.
Un’operazione artistica sofisticata, che ha messo in correlazione il padre del surrealismo Salvador Dalì con lo stesso Angelo Accardi, esponente di prima linea del surrealismo pop.
Due geni accomunati dall’irriverenza, dalla personalità eccentrica e dalla capacità di esplorare le zone più remote dell’anima, in chiave anticonformista.
Written by Marianna La Barbera
Responsabile dell'ufficio stampa del "Centro d'arte Raffaello, è una giornalista professionista.
Cura la comunicazione esterna per diversi enti, pubblici e privati, associazioni di categoria e sindacati, anche in ambito nazionale.
Oltre all'arte, ama la musica, il cinema, la critica cinematografica e musicale e la letteratura anglosassonee
