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Immagine per il produttore Parlagreco

Parlagreco

Nata ad Alessandria da madre piemontese e padre siciliano, dall’una ha ereditato il talento per il segno grafico e per l’acquarello e dall’altro la capacità di usare i colori ad olio in tutte le loro sfumature con grande purezza di toni. Da una parte la raffinatezza delle linee e delle atmosfere pacate e talora malinconiche e scarne della pianura padana, dall’altra l’esuberanza delle forme e del colore della Trinacria. È stata titolare di cattedra di disegno e storia dell’arte presso gli Istituti Magistrali e Licei Scientifici e ha collaborato con articoli e con illustrazioni a riviste culturali.

Ha tenuto recital di poesia moderna e contemporanea e pubblicato tre raccolte di sue poesie: “Non esiste ma ricordalo”, “Carissimi tutti” e “Se il sole sorride”. Amante delle arti figurative ma anche della poesia, del teatro così come della danza, della filosofia e soprattutto della ricerca esoterica e di tutto ciò che riguarda la bellezza ed il mistero della vita in genere, si è poi dedicata prevalentemente alla pittura e alla calcografia. Il modo più congeniale per esprimersi è stato inizialmente il disegno e in seguito agli studi, alla pratica, all’esempio degli amici Maestri ma anche per naturale propensione all’esercizio e alla sperimentazione, l’incisione l’ha affascinata in tante sue forme e tecniche. I soggetti preferiti sono stati da subito la figura umana, anzi il ritratto, e contemporaneamente i paesaggi, specie quelli urbani (con le piante, le case, le atmosfere dei luoghi, ecc.) ma poi, a periodi, vari temi come i fiori secchi, le finestre fiorite, bambole rotte e barattoli vuoti, statue greche nel paesaggio mediterraneo e anche i paladini di latta. Nel primo periodo dello studio, oltre alla copia dal vero quella dagli impressionisti francesi e poi dai surrealisti. Residente per più di 10 anni in Calabria (prima col padre questore di Cosenza e poi col marito sovrintendente ai monumenti) negli anni ’60, senza alcuna attrezzatura utile, assieme ad un paio di colleghi, sperimenta l’incisione in negativo. Negli anni ’70, trasferitasi a Catania, riprende la frequentazione degli artisti siciliani. Innanzi tutti Pippo Gambino (architetto, inciso- re e pittore) nel cui studio a Palermo ha modo di lavorare sulle belle pietre tedesche da lito- grafia. È di questi anni, tra il ’75 e l’80, l’amicizia con lo scultore Giuseppe Mazzullo ed il pittore Franco Gentilini, entrambi valenti incisori. Da molti anni è iscritta all’Albo degli incisori italiani di Vigonza ed è socia dell’ALI (Associazione Liberi Incisori) di Bologna.

Nata ad Alessandria da madre piemontese e padre siciliano, dall’una ha ereditato il talento per il segno grafico e per l’acquarello e dall’altro la capacità di usare i colori ad olio in tutte le loro sfumature con grande purezza di toni. Da una parte la raffinatezza delle linee e delle atmosfere pacate e talora malinconiche e scarne della pianura padana, dall’altra l’esuberanza delle forme e del colore della Trinacria. È stata titolare di cattedra di disegno e storia dell’arte presso gli Istituti...

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